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PALESTRE AFFOLLATE, CHIESE VUOTE

Oggi giorno, purtroppo, è divenuto naturale constatare che le palestre (il cosiddetto ginnasio) siano di gran lunga più frequentate delle chiese. La gente (giovani e non solo, ahinoi!) preferisce scolpire il proprio corpo, piuttosto che prendersi cura della propria anima.

In effetti, però, questa sperequazione così eccessivamente sbilanciata non rende giustizia di quel carattere di eminenza (ovvero, gerarchico) che intercorre tra l’animus e il corpus. Il primo (l’anima) è imperituro, resiste al tempo, struttura la nostra più intima essenza; il secondo (il corpo), invece, corrisponde alla nostra parte più superficiale, si corrompe e muore.

La causa di questa illegittima inversione di priorità, largamente generalizzata, è da rintracciarsi anche in alcune scelte che precisi uomini di chiesa hanno prediletto rispetto ad altre (le motivazioni, comunque, restano diverse. Questa, senza dubbio, è la più deplorevole).

La chiesa degli ultimi sessanta/settant’anni ha privilegiato (strutturando così una teoria, oltre che una prassi, eterodossa) una teologia ambigua, controversa, contraddittoria con quello che la Chiesa Docente aveva invece sempre insegnato e magistralmente trasmesso.

Con il Concilio Vaticano II (1962-1965), la chiesa cattolica (attraverso nefaste decisioni di uomini indegni) ha deciso di aprirsi al mondo, alla mondanità, a quelle istanze più capricciose che sono manifestamente proprie di uomini proclivi al vizio ed alla malvagità.

La Chiesa postconciliare, ci addolora profondamente sottolinearlo, vittima di tradimenti ad essa esoterici (ovvero, interni), ha abbandonato la sua finalità ultima “lex suprema ecclesiae est salus animarum” e ha iniziato così ad interagire con il peccato (o errore) stesso.

Assai evidente è il sostrato filosofico hegeliano, per cui, in un rapporto forzato di concidentia oppositorum, diviene irragionevolmente “naturale” e scontato che la verità dialoghi con la menzogna, che la virtù possa equipararsi alla dissolutezza. Ma, più che interazione (l’interazione difatti presuppone pariteticità, equilibrio) la chiesa (rectius, alcuni uomini di chiesa) ha tollerato che il mondo su di essa apponesse, senza restrizioni alcune, il proprio imprimatur, modellato su teorie stravaganti, ideologie sballate (paganesimo, ateismo, laicismo, relativismo, modernismo, sincretismo, ambientalismo), false priorità. E sappiamo assai bene quali siano, per il mondo, queste priorità invertite: l’apparenza, il benessere, il successo, i piaceri.

Tutti questi paradigmi sono divenuti, attraverso un lavorio latente e minuzioso (la massoneria, in questo, non ha eguali), i capisaldi della nouvelle théologie. Una teologia, dunque, fedifraga, non più latrice della Rivelazione, non più centrata sulla volontà fondativa di Nostro Signore Gesù Cristo, ma messaggera di ibridismo, equivocità, compromessi, emotivismi, soggettivismi.

La chiesa cattolica, così indebitamente riformata (si dovrebbe, invece, parlare di “restaurazione”), non avverte più quell’esigenza di annunziare a tutte le genti che davvero esiste la vita eterna e parimenti, purtroppo, la dannazione eterna. La chiesa cattolica postconciliare ha rinunciato a testimoniare (soprattutto ai più giovani) che il peccato può realmente essere vinto (ovvero, evitato) soltanto con la Grazia santificante che Cristo ci accorda nei sacramenti (quelli veri/efficaci e validamente celebrati).

La chiesa dei nostri giorni segue le mode, insegue gli umori, ma non ascolta il grido di amore di Gesù Cristo, Suo unico fondatore. Questi evidenti tradimenti (in verità, ve ne sono tanti altri) hanno nella gente comune cagionato disorientamento, spaesamento, confusione, per cui oggi le palestre appaiono essere (senza riuscire in questo, però) il posto migliore dove ritrovare il proprio io, e lo strumento più adatto attraverso cui poter stare in pace con se stessi.

 La recita del Santo Rosario, oramai, è pratica obsoleta! (dicitur).

Il fedele è retrocesso a cliente. Non più la fila per il confessionale, ma per il vantaggioso abbonamento trimestrale.

Eppure, la chiesa è ginnasio. La chiesa, così come Cristo l’ha pensata e disposta, è palestra per e dell’anima; è il luogo più diretto nel quale l’uomo possa incontrare il Salvatore.

Questa nostra analisi non intende deprecare una sana cura del proprio corpo (il corpo, rectius, è tempio dello Spirto Santo – 1 Corinzi 6:19); vuole, al contrario, muovere una serrata critica verso chi insipientemente ritiene il proprio corpo un “dio” da adorare e far adorare.

L’uomo cosiddetto emancipato, cioè l’uomo che crede nella propria libertà di coscienza (esiste unicamente la libertà della coscienza, per cui la coscienza è autenticamente libera se agganciata alla Verità. La libertà di coscienza, invece, è un errore ermeneutico che scaturisce dall’ideologia modernista – liberalismo -, secondo la quale anche l’errore ha pieno diritto di cittadinanza. L’errore – il peccato – non gode di questa facultas agendi, tale per cui non è libero nella propria esistenza), è riuscito (a suo unico svantaggio, però) a sostituire la vera latria, ovvero il culto di adorazione a Dio, con la somatolatria, l’idolatria dell’apparire (del corpo, letteralmente).

Per cui, oggi, la società appare satura di uomini e donne che si compiacciono così tanto di loro stessi, che la “nuova” filosofia di vita, potremmo dire, è filoautarchica (“io basto a me stesso”). C’è un ritorno inconsapevole, ma molto di parte, ad alcuni insegnamenti (oggi scientemente travisati) delle filosofie ellenistiche.

Infatti, l’autarchia, per l’uomo rivoluzionario, è buona cosa. Ma se si aggiunge, a questa, l’atarassia (ovvero, l’imperturbabilità dell’anima al cospetto delle passioni), beh, “lì casca l’asino”.

Gli impulsi, oggigiorno, devono essere necessariamente soddisfatti, le emozioni assecondate; altrimenti scatta la nevrosi, si manifestano le fragilità [così viene insegnato in alcune scuole].

Ma, allora, il Vangelo di Cristo che fine ha fatto?

Il dominio di sé (enkràteia)?, la continenza?, la mortificazione?, la penitenza (anche sensibile)?, la rinuncia? la fortezza (no forza)?

La palestra può insegnarti ad alzare duecento chilogrammi su panca piana, ma non riesce a restituirti quella volontà autentica nel non desiderare, in cuor tuo (pena peccato mortale di adulterio – San Matteo 5, 28), una donna.

Per queste cose non basta la forza; occorre la santità.  

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